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Prosecco e bio-viticoltura

Prosecco e bio-viticoltura

L'Italia è una dei paesi più eterogenei al mondo nel campo della viticoltura, non importa in che regione viaggi, spesso si possono trovare specialità di uve e vini eccezionali, ma sorprendentemente, pochi scelgono il metodo biologico.

L’azienda Ai Rorè è una delle 1300 cantine Italiane biologiche, certificata fin dal 1992. La famiglia De Stefani segue strette regolazioni di vinificazione secondo metodi definite dal Regolamento Europeo sul vino biologico 203/2012.

Ma che cosa significa biologico tradotto nell’applicazione pratica dell’allevamento della vite? E perché allo stato attuale, le cantine bio certificate in Italia sono solo 1300? Nell’annata 2015 ci fu solo una produzione di 4,5 milioni di ettolitri bio rispetto ai 275 milioni di ettolitri prodotti con il metodo convenzionale.

La superficie con viticultura bio, oggi, rappresenta l’11%, ossia un decimo, o poco più, del territorio italiano. Tuttavia Sembrerebbe che le ultime tendenze mirino ad un incremento di questa percentuale. Anche e soprattutto, nella zona del prosecco. Allevare secondo le regole del biologico e del biodinamico una vite non è cosa facile. Significa optare per un modello agronomico alternativo, il che si traduce nel perseguimento di una gestione ecocompatibile che riduca al minimo possibile i residui chimici e conduca verso un prodotto altamente genuino.

La vite, tra le specie arboree, è quella che meglio si adatta ad una gestione di tipo biologico, soprattutto in riferimento alla difesa parassitaria. Sono necessari almeno tre anni per una conversione definitiva del “sistema vigneto” da convenzionale a biologico, durante i quali il terreno necessita di essere sistemato idraulicamente e nutrito con sostanze organiche preferibilmente di origine animale. La difesa fitosanitaria rappresenta pertanto uno dei momenti più delicati, se si considera che la gamma di principi attivi è limitata e che la loro azione deve essere esclusivamente di tipo preventivo. Questo stato di cose porta spesso ad effettuare un numero rilevante d’interventi col conseguente aggravio dei costi di gestione del vigneto. Anche la scelta del vitigno diviene in tal senso cruciale: è molto importante assecondare la vocazione dell’area d’inserimento in funzione degli indici climatici.

In genere la maggiore superficie di viticoltura certificata bio in Italia è presente al sud e nelle isole (Sicilia al primo posto) poiché qui si riscontra un clima favorevole alla viticoltura di tipo biologico e non sono presenti fenomeni di eccessiva umidità che favorirebbero l’attecchimento delle muffe.

Nella zona collinare di Refrontolo, da dove provengono i vini selezionati in questo sito, il clima è piuttosto mite e le colline sono molto ben esposte. Le piogge sono abbondanti e frequenti, e ciò tiene a bada problemi della siccità, mentre si registrano consistenti e proficue escursioni termiche nel periodo di maturazione dell’uva.

Vedendo come la zona di Prosecco DOCG rappresenta un vantaggio per l’allevamento di tipo biologico della vite, non è dovrebbe essere ancor più incoraggiata tale cultura?