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LA SERENISSIMA E LA TUTELA DEL VINO

LA SERENISSIMA E LA TUTELA DEL VINO

La Repubblica di Venezia attuò una politica commerciale nei riguardi dei propri vini incentrata sulla distinzione qualitativa e geografica del prodotto senza attribuirgli alcun significato sacro o simbolico come invece accadeva in passato.

Ne è un’esempio la Grecia dionisiaca che ebbe una visione generalista e spirituale del vino in cui il passaggio dell’uva a vino era paragonato alla trasformazione alchemica del corpo fisico a quello spirituale.

I veneziani, invece di continuare con le generiche indicazioni come “de plano”, “de monte”, iniziarono a denominare i loro vini in relazione al territorio geografico di provenienza, un antica DOC.

Restringendo la zona di viticultura di ogni vino, rispettarono le condizioni di terreno e microclima necessarie per ottenere la ripetibilità qualitativa del prodotto.

Per evidenziare l’unicità dei propri vini imposero una tassa e così facendo riuscirono a promuvere nelle ricche corti europee un prodotto di qualità, ripetibile e soprattutto remunerativo.

Pensa invece alla logica della politica moderna degli ultimi anni che per massimizzare la produzione industriale di Prosecco, ha creato un’unica DOC che si estende da Vicenza a Trieste passando per Belluno.

Per rispondere alla forte richiesta del mercato estero si è deciso di generalizzare il prosecco invece di evidenziare e proteggere le differenze qualitative .

Promuovere un’unica monocoltura non è rispettoso dell’ecosistema circostante e non considera l’impatto sulle finanze di tutte quelle piccole aziende agricole della zona collinare DOCG Conegliano Valdobbiadene non più in grado di competere con i prezzi destinati a scendere.

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