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LA VITICOLTURA VENETA SOTTO NAPOLEONE

LA VITICOLTURA VENETA SOTTO NAPOLEONE

Dopo la caduta della Serenissima (1797) che aveva assicurato una viticoltura di qualità, la viticoltura veneta passò un periodo di profonda crisi sotto il dominio napolaeonico.

Napoleone Bonaparte tolse i vigneti ai nobili e ai monasteri e li affittò ad impresari che erano sottoposti a contratti novennali, rinnovabili solo nel caso ci fosse stata una grossa produzione.

Questa minaccia spingeva a sfruttare le terre e i lavoratori senza apportare alcun tipo di miglioramento qualitativo.

L’area di Valdobbiadene a differenza delle altre aree venete per il 60% già apparteneva a laici e non a nobili o monasteri per cui in questa zona prevalse la piccola proprietà coltivatrice che mantenne una viticoltura ed un’enologia qualitativa già sviluppatasi con l’Accademia di Conegliano istituita nel 1769.

La viticoltura quantitativa dei giorni d’oggi la riteniamo molto analoga al periodo napoleonico;

infatti l’enorme richiesta del mercato ha fatto espandere industrialmente e a dismisura la viticoltura del Prosecco fuori dall’area docg Conegliano Valdobbiadene, in territori dove la Glera non è mai stata coltivata o in terreni adatti storicamente ad altri tipi di viticoltura, come sta succedendo oggigiorno in Friuli.