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IL ROCCOLO DITIRAMBO

IL ROCCOLO DITIRAMBO

Nel Settecento, a cavallo tra la decadenza della repubblica Veneziana e l’arrivo di Napoleone, la carta enografica italiana era molto diversa da quella attuale.

“Il Roccolo ditirambo” Composto in onore del conte Gelio Ghellini in occasione del matrimonio della figlia Elena e pubblicato per la prima e unica volta a Venezia nel 1754 è un poemetto in forma ironica scritto da Aureliano Acanti, anagramma di Valeriano Canati, accademico olimpico, sacerdote dell'ordine dei Teatini, letterato e poeta arcade, che in tale opera cita oltre 30 vini del vicentino, con specifiche inerenti al territorio di viticoltura e alle proprietà organolettiche. Valeriano nel suo poema è in special modo entusiasta del Prosecco. E con tale versi inneggia alle qualità di tal vino:

Ed or ora immolarmi voglio il becco con quel melaromatico Prosecco
di Monteberico quello perfetto Prosecco eletto ci dà lo splendido nostro canonico.
Io lo conosco egli è un po’folco, e sembra torbido;
ma pur è un balsamo si puro e sano che il sanlorano, il fontignacco
sol un sacacco sguaiato Impazzato dir potria
ch’è miglior vino del prosecco del Ghellino”

Oggi l’eccelenza del Prosecco si trova nelle meravigliose colline di Valdobbiadene-Conegliano ed Asolo, per cui è del tutto inatteso che una delle prime testimonianze scritte della parola Prosecco si riferisca ad un Prosecco vicentino.